Democrazia diretta significa responsabilità diretta

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.

Cari cittadini, cari ospiti e invitati svizzeri e stranieri,

quando mi pregarono di presenziare a questa cerimonia per la Festa nazionale sul Grütli, gli organizzatori mi dissero che potevo portare un invitato – uno qualunque. La cosa m’intrigava, ed eccomi qui con voi sul praticello del Grütli.
Qualche mese dopo pensavo a chi invitare.

Un Nobel della pace? Un capo di Governo? Il più giovane sindaco della Svizzera? L’ospitalità svizzera avrebbe imposto d’invitare uno dei nostri vicini:

  • Ma il Presidente francese ha già visitato la Svizzera quest’anno.
  • La signora Merkel è attesa in settembre.
  • Per Matteo Renzi si sta avvicinando Ferragosto.
  • Il signor Juncker avrebbe potuto fare le veci di tutti i nostri vicini europei, ma immaginate il giuramento del Grütli seguito dal bacio del Grütli – impensabile!

Poi mi venne in mente un invito che avevo io stessa ricevuto in primavera; eccovi la traduzione di qualche brano di quella lettera:

«Onorevole Presidente della Confederazione,
la mia amica Nadine Wüthrich ed io, Debora Ticli, frequentiamo la 9° classe dell’istituto scolastico Kreuzfeld di Langenthal. Vorremmo invitare una persona che nel suo lavoro si adopera a favore degli altri. (…) Manterremmo il riserbo sulla Sua visita evitando di informarne i media.»

Interessante – pensai. L’ultima frase della lettera finì per convincermi del tutto; infatti recitava: «Il nostro istituto assumerebbe le spese di viaggio.»

Un paio di settimane più tardi mi recai a Langenthal, dove fui accolta con grande calore. Gli allievi mi interrogarono sulla politica energetica, vollero sapere come funziona la naturalizzazione nel nostro Paese e come andrà a finire con l’Europa.

Dissi loro: avete sedici anni. Quando – tra due anni – potrete votare sarete probabilmente chiamati a decidere proprio di questo.

  • In futuro la Svizzera dovrà puntare sulle energie rinnovabili anziché sul nucleare?
  • Agli stranieri di terza generazione va concessa la naturalizzazione agevolata?
  • E come vogliamo impostare i rapporti tra la Svizzera e l’Europa?

Credo che in quel momento molti giovani si resero conto che nella nostra democrazia diretta la loro opinione conta.

Rammento spesso e volentieri il dialogo con questi giovai interessati che presto parteciperanno alle decisioni plasmando il nostro Paese. Questo incontro è stato molto proficuo anche per me.

Ecco perché Debora Ticli, che mi aveva invitata, oggi è mia ospite sul Grütli insieme alla sua amica Nadine Wüthrich. Debora è mia ospite perché a sedici anni vive già l’essenza della nostra democrazia diretta, affrontando questioni politiche, formandosi una propria opinione e difendendo questa sua opinione.

Debora vuole fare la sua parte nel forgiare e cambiare il nostro Paese – in altre parole: Debora assume le proprie responsabilità.

Cari concittadini, nei prossimi anni porremo basi politiche decisive per il nostro Paese:

  • Come combatteremo in concreto i riscaldamento climatico?
  • Come garantiremo l’AVS e le altre assicurazioni sociali?
  • Come imposteremo le relazioni con il nostro principale partner commerciale, l’Europa, affinché siano stabili e sicure e cessi l’attuale incertezza?

Parlando dell’Europa non dobbiamo mai dimenticare come la pace che circonda il nostro Paese da 70 anni è tutt’altro che scontata. Mai prima d’ora l’Europa centrale ha vissuto un’epoca senza guerre di tale durata. Significa che non abbiamo difeso il nostro benessere e la nostra libertà contro l’Europa, ma che la nostra situazione favorevole è riconducibile alla pace che regna in Europa.

Di un’economia sana – e quindi di buone relazioni con i nostri vicini – avremo bisogno anche in avvenire, perché è l’unico modo per riuscire a compiere le importanti riforme che ci attendono nei prossimi anni.

Al nostro Paese serve inoltre una cultura politica improntata alle soluzioni.

Il Consiglio federale deve trovare un’intesa mostrandosi incline alla concordanza, e il Parlamento deve continuare a cercare il compromesso.

Il compromesso è un durissimo lavoro politico, che – nella democrazia diretta – non denota debolezza, ma indica forza.
La nostra democrazia diretta può funzionare soltanto se viviamo una cultura politica sostenuta da un’ampia maggioranza. A tal fine vale un unico principio:

Democrazia diretta significa responsabilità diretta.

Agire in modo responsabile significa astenersi dall’abusare delle iniziative popolari per lanciare segnali e lasciare il segno. Le iniziative popolari servono a modificare la Costituzione federale. E la nostra Costituzione – il testo fondamentale della nostra democrazia – non deve ridursi a una semplice raccolta di segni.

Agire in modo responsabile significa prendere decisioni politiche considerando anche le minoranze che vivono nel nostro Paese e quanti non possono (ancora) dire la loro.

Agire in modo responsabile significa tenere a mente che il nostro Paese non è un’isola, ma un Paese solidale ben inserito nello scacchiere internazionale.

Cari concittadini, prendiamoci quindi cura della nostra democrazia diretta e insegniamo ai nostri giovani che il razzismo e la xenofobia non trovano posto nella nostra società. Tramandiamo loro i valori umani e la cultura politica necessari affinché il nostro sistema politico – unico al mondo – possa funzionare.

Sono lieta di avere come ospite Debora, che vuole fare la sua parte nel forgiare il nostro Paese in veste di cittadina: Debora, come migliaia di altri giovani, simboleggia il futuro della Svizzera.

Non dobbiamo guardare con timore a questo futuro, ma preservare le qualità che fanno progredire il nostro Paese: apertura – coraggio – fiducia.

Cari concittadini, cari invitati, è per me una gioia e un onore trasmettervi – insieme alla mia ospite – i saluti e gli auguri del Consiglio federale.

Ultima modifica 01.08.2015

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