Allocuzione della presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga in occasione della visita di Stato del presidente François Hollande

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.

Signor Presidente, Signore Ministri, Signor Ministro, Eccellenze,
Signore e Signori,

per il Governo e il Popolo svizzero è una grande gioia poterla accogliere.

La Sua visita è un grande onore per la Svizzera.

Manifestamente i nostri due Paesi esercitano reciprocamente una grande attrattiva. In nessun altro Paese vivono più Francesi espatriati che in Svizzera, mentre la Francia è il Paese con il più grande numero di Svizzeri all’estero.

Oggi, in questa cornice festosa potremmo essere tentati di dire che l’unico problema tra i nostri Stati è che non esistono problemi.

Queste parole, per quanto gradevoli da sentire, non devono però far dimenticare che tra vicini, proprio per la loro prossimità, vi sono spesso molte questioni da risolvere e talvolta, malgrado le migliori intenzioni, possono nascere contrasti e problemi.

Né oggi né domani accantoneremo questi aspetti poiché sappiamo tutti che

per quanto i rapporti tra i nostri Paesi siano fondamentalmente buoni, in tempi recenti sono stati caratterizzati anche da alcune tensioni.

Negli ultimi anni le nostre relazioni, per così dire, in alcune occasioni si sono leggermente raffreddate.

Il Consiglio federale si rallegra pertanto che si sia trovata una significativa convergenza proprio nel settore fiscale.

E io sono convinta che questa visita di Stato può rappresentare l’avvio o se vogliamo il preludio di una nuova fase per i rapporti franco-svizzeri, una fase caratterizzata da fiducia, amicizia e cordialità.

Signore e Signori, ogni Paese del mondo si ritiene un Paese speciale, e anche la Svizzera non fa eccezione. In un punto siamo senz’altro speciali, ossia per la nostra democrazia diretta. Solo una cifra al riguardo:

Negli ultimi 200 anni nel mondo si sono tenute circa 500 votazioni popolari a livello nazionale. Di queste 300, ossia il 60 per cento circa, si sono svolte in Svizzera.

Mi piace definire la democrazia diretta come un sistema politico coraggioso, poiché i cittadini si pronunciano su questioni di grande portata. La democrazia diretta, in quanto sistema partecipativo, spinge la popolazione a interessarsi alla politica.

Avrò piacere di discutere con Lei, oggi e domani, anche dei nostri rispettivi sistemi politici.

Nei nostri colloqui affronteremo beninteso anche il tema della posizione della Svizzera in Europa.

Con la votazione del 9 febbraio dell’anno scorso, decidendo di limitare l’immigrazione, la maggioranza del Popolo svizzero si è assunta il rischio di rimettere in questione le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea.

Tre punti sono chiari:

  • il risultato della votazione del 9 febbraio ha fatto piombare la Svizzera in una spiacevole fase di incertezza;
  • la situazione di partenza è molto difficile. La Svizzera è vincolata dalla nuova disposizione costituzionale mentre per l’Europa la libera circolazione delle persone è un principio imprescindibile;
  • infine, sia la Svizzera sia l’Unione europea sono interessate a intrattenere rapporti vicendevoli buoni, regolati e stabili.

Affronteremo la questione nei nostri colloqui e anche domani a Zurigo e a Losanna, signor Presidente, avrà occasione di sentire quanto questo tema agita attualmente il nostro Paese.

Il Consiglio federale è cosciente dell’importanza di un’Europa forte, stabile e pacifica, sia nel contesto globale ed europeo sia nell’interesse della Svizzera.

La Svizzera fa parte dell’Europa e intende contribuire alla sua unità pur non essendo un membro dell’Unione europea.

Sono i valori comuni, i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali che fanno dell’Europa un continente di pace e di libertà.

Nel gennaio di quest’anno, dopo i tragici attentati di Parigi, abbiamo avuto un’impressionante dimostrazione di unità. Centinaia di migliaia di persone si sono riunite – pacificamente, senza alcun sentimento di ostilità, ma risolutamente – per sostenere la libertà d’espressione e la libertà stessa.

Oggi vorrei approfittare dell’occasione, signor Presidente, per ringraziarla nuovamente a nome del Consiglio federale. Con la Sua reazione decisa e nel contempo carica di umanità ha contribuito a far sì che la marcia di Parigi diventasse anche una dimostrazione a favore della dignità umana.

Signore e Signori, identità e valori sono una cosa. Un’Europa unita e stabile deve però essere anche in grado di offrire alla propria popolazione delle prospettive per il futuro.

L’Europa deve risollevarsi dal profilo economico.

In occasione di questa visita di Stato concentreremo pertanto l’attenzione in particolare sugli aspetti economici.

La Francia è il quarto partner commerciale della Svizzera, mentre la Svizzera figura fra i primi dieci partner commerciali della Francia.

La Svizzera tiene molto al suo sistema di formazione professionale e mi rallegra moltissimo che uno dei punti essenziali della Sua visita sarà dedicato a questo tema.

Due terzi dei nostri giovani privilegiano la via professionale, ossia una formazione solida, nel contempo teorica e pratica, che si svolge a scuola ma soprattutto in azienda. Questa formazione permette loro non solo di integrarsi nel mondo del lavoro ma anche di acquisire molto precocemente competenze professionali che saranno approfondite nel corso della vita lavorativa grazie alla formazione continua e che, a mio avviso, contribuiscono alla grande forza innovativa della nostra industria e, in generale, della nostra economia.

È positivo essere forti sul piano dell’innovazione ma occorre saper utilizzare queste conoscenze in modo consapevole. Proprio quest’anno in cui il nostro pianeta attende con trepidazione i risultati della Conferenza sul clima prevista a Parigi a fine anno, ogni Stato è chiamato a farsi carico delle proprie responsabilità. La Svizzera è cosciente della posta in gioco e intende assumere la sua parte di responsabilità.

È nostra intenzione anche mantenere un ruolo di punta nel settore delle tecnologie pulite, settore che si presta particolarmente a un rafforzamento della nostra eccellente cooperazione con la Francia.

Signor Presidente, la Sua visita è la prima visita di Stato di un presidente francese in Svizzera nel XXI secolo e per il Governo svizzero significa moltissimo.

La Sua visita, se mi consente alcune osservazioni finali, è molto importante anche per me personalmente. Le strette relazioni fra la Svizzera e la Francia si riflettono anche nella mia biografia familiare. Il mio bisnonno emigrò in Normandia dove fondò una fabbrica di pizzi, apparentemente con successo, e dove, come spesso succede fra vicini, sposò una Francese. È così che ho una nonna nata in Francia. Quando le truppe tedesche penetrarono in Francia durante la Prima Guerra mondiale la famiglia fuggì in Svizzera.

Questa è soltanto una delle innumerevoli storie che mostrano l’importanza dei vicini. Si aiutano l’un l’altro nel bisogno e si offrono reciprocamente buone opportunità economiche. Ciò che contraddistingue i buoni vicini è il fatto che si sentono responsabili gli uni degli altri.

Signor Presidente, Le auguro il più cordiale benvenuto in Svizzera!

Ultima modifica 15.04.2015

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