"La solidarietà è importante, ma dobbiamo coordinarci bene"

Intervista, 14 aprile 2022: Corriere del Ticino; Giona Carcano, Giovanni Galli

Corriere del Ticino: "In Svizzera, gli ucraini già registrati sono oltre 30.000. E il flusso, con il perdurare del conflitto, continua inarrestabile. Ne parliamo direttamente con la direttrice del DFGP, Karin Keller-Sutter."

Com'è la situazione in questo momento, e fino a che punto il nostro Paese può gestire l'arrivo dei migranti senza grossi problemi?
Finora in Svizzera si sono registrati 30.439 profughi provenienti dall'Ucraina. In poche settimane il numero delle persone accolte ha superato quasi del doppio quello solitamente ammesso in un intero anno. Viste le dimensioni della sfida, le cose procedono bene. Abbiamo attivato rapidamente per la prima volta lo statuto S e coinvolto tempestivamente gli attori importanti, in particolare i Cantoni, le parti sociali e le organizzazioni di soccorso. Con il suo federalismo, la Svizzera assomiglia a una macchina di Tinguely: ci mette un po' a mettersi in moto, ma una volta in marcia funziona.

Al momento della revoca dello statuto di protezione temporanea (statuto S) che cosa succederà? I rifugiati ucraini dovranno obbligatoriamente lasciare la Svizzera? Entro quanto tempo?
Lo statuto di protezione S è valido un anno, ma può essere prorogato. In linea di massima presume il ritorno nel Paese di provenienza. I profughi ucraini vogliono tornare in patria non appena possibile. Il 75% degli adulti sono donne che hanno lasciato in guerra i loro mariti, figli e padri.

La corsa alla solidarietà del popolo svizzero rischia talvolta di inceppare il meccanismo di accoglienza, in particolare quando i privati trasportano nel Paese migranti. Come si può mantenere un buon equilibrio tra la generosità dei cittadini, la corretta gestione del flusso da parte delle autorità e i bisogni dei rifugiati?
Siamo molto felici dell'impegno dei privati. Sgrava noi e i Cantoni nell'alloggiare i profughi. Chi è accolto direttamente da parenti, amici o altri privati può annunciarsi online per la registrazione. Solo chi è registrato beneficia di prestazioni statali. L'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati è responsabile dell'assegnazione dei profughi alle famiglie ospitanti. È importante rispettare questa via ufficiale per garantire il contatto con le autorità cantonali e comunali, per esempio per l'aiuto sociale e la cassa malati.

Nei giorni scorsi non ha escluso la possibilità che la solidarietà della Svizzera possa diminuire nel caso in cui dovessero arrivare più rifugiati del previsto e le autorità non dovessero svolgere il loro lavoro. Se questo scenario si avverasse, non teme possa sorgere un problema di convivenza? E se così fosse, in che modo si potrebbe agire?
È d'importanza fondamentale registrare tutte le persone in cerca di protezione. Siamo solidali, ma dobbiamo agire con cura. Questo significa che i collaboratori della SEM devono controllare attentamente i passaporti, prelevare le impronte digitali e interrogare le banche dati della polizia. Dobbiamo rendere conto alla popolazione di chi viene da noi in Svizzera. Lo stesso vale su scala europea. All'ultimo incontro dei ministri degli Interni a Bruxelles, diversi Stati - tra cui anche la Svizzera - hanno chiesto di istituire una banca dati europea per i profughi provenienti dall'Ucraina. In Svizzera dobbiamo coordinarci bene e sostenerci a vicenda. La Confederazione, i Cantoni e i Comuni devono fare il proprio lavoro nelle rispettive sfere di competenza. Inoltre, ho conferito a Thomas Würgler, ex comandante della polizia cantonale zurighese, il mandato di elaborare scenari e opzioni a medio e lungo termine per l'alloggio dei rifugiati.

Questione sicurezza: come avvengono i controlli di chi giunge in Svizzera? Finora avete incontrato casi sospetti o accertati di soggetti pericolosi?
Al momento non vi sono problemi di sicurezza. Dobbiamo però mostrarci accurati nel registrare le persone. Anche questo garantisce sicurezza. Dobbiamo sapere chi viene, altrimenti ne pagheremo le conseguenze. Verifichiamo l'autenticità dei documenti e l'identità di tutti coloro che si fanno registrare per lo statuto S; prendiamo le loro impronte digitali e le confrontiamo con il sistema di ricerca RIPOL. Nel frattempo, nei centri federali d'asilo, operano anche gli specialisti in materia di falsificazione di documenti d'identità del Corpo delle guardie di confine. Finora però non è stato constatato quasi nessun caso di falsificazione di documenti.

L'UE non intende attivare la chiave di riparto dei migranti, e nemmeno i Paesi più coinvolti dall'emergenza come la Polonia. Come si spiega questo fatto? E, più in generale, come giudica la risposta europea a questa guerra, in particolare in termini di coesione?
Nelle ultime otto settimane sono stata tre volte a Bruxelles per gli incontri degli Stati Schengen. I colleghi di Polonia, Ungheria e Slovacchia mi hanno detto che anche adesso non intendono attivare la chiave di ripartizione. Accolgono a titolo volontario i loro vicini dell'Ucraina, ma non vogliono impegnarsi per una determinata quota. Tuttavia, con 2,5 milioni di profughi, Paesi come la Polonia si stanno avvicinando ai loro limiti. La crisi costituisce quindi anche un banco di prova perla cooperazione europea. Bisogna presumere che molti profughi che attualmente si trovano nei Paesi dell'Est europeo proseguiranno verso l'Europa occidentale. Come già detto, dobbiamo far sì che i profughi siano registrati in tutti gli Stati, il che attualmente non è il caso. La solidarietà è importante, ma è necessaria anche una registrazione accurata.

Come sta vivendo personalmente questa guerra?
Mi tocca profondamente, soprattutto quando sento che la metà dei bambini ucraini è stata sfollata. Si tratta di una fuga di donne che vogliono portare in sicurezza i loro figli. Già più di 4,5 milioni di persone hanno lasciato l'Ucraina. La Russia distrugge consapevolmente le strutture civili al fine di demolire le basi vitali della popolazione. Putin cerca di destabilizzare l'Europa per mezzo dei profughi: si tratta di una guerra ibrida. E nessuno sa quanto durerà ancora.

Le ripercussioni di questa guerra cadranno anche su altri Stati, anche extra-europei (basti pensare al rischio di carestie legato alla mancata esportazione di grano da Ucraina e Russia). Si aspetta un'ondata di profughi anche al di là di quelli ucraini? Essendo strettamente legati al conflitto in corso, potrebbero nel caso godere dello stesso statuto?
L'anno scorso molti profughi erano bloccati a causa delle restrizioni dovute al coronavirus, ad esempio nei Balcani. Adesso possono proseguire, e la maggior parte di loro vuole raggiungere lo spazio Schengen. Inoltre, indirettamente la guerra in Ucraina potrebbe indurre un maggior numero di persone a fuggire da Paesi africani. In alcuni Stati che importano il grano dall'Ucraina vi è il rischio di penurie e fame. Lo statuto di protezione S è applicato ai profughi provenienti dall'Ucraina. Quelli provenienti da altri Paesi hanno la possibilità di presentare una domanda d'asilo.

È stata molto netta nei giorni scorsi, usando l'espressione "crimini di guerra" per definire le presunte atrocità commesse in Ucraina. Tale approccio potrebbe portare a un inasprimento dell'atteggiamento della Confederazione rispetto alla Russia?
Vi sono chiari indizi di crimini di guerra. Sono inorridita, ma non sorpresa. Durante un incontro dei ministri europei dell'Interno si è collegato anche il collega ucraino e ha riferito di stupri, saccheggi e uccisioni di civili. Sono contenta che in Svizzera i profughi ricevano un modulo con il quale possono iscriversi come testimoni di crimini di guerra. È un contributo che possiamo fornire per assicurare le prove necessarie per chiamare i responsabili a rispondere di questi crimini.  

Info complementari

Dossier

  • Guerra in Ucraina: la Svizzera accoglie i profughi

    Dallo scoppio della guerra, cresce il numero di profughi ucraini che cercano rifugio in Svizzera. Il nostro Paese si mostra solidale e ha attivato per la prima volta lo statuto S, per offrire una protezione rapida e semplice alle persone provenienti dall'Ucraina: ottengono un diritto di soggiorno senza dover percorrere una procedura d'asilo ordinaria.

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Ultima modifica 14.04.2022

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